视频说明
Li hanno bruciati vivi, dentro un monovolume scuro che li stava riportando a casa dopo otto ore trascorse a raccogliere fragole sulla costa jonica della Calabria. Due caporali pachistani, fermati dalla squadra mobile di Cosenza, lunedì 1 giugno alle 12,45 si erano fermati nell’area di servizio di Roseto, un Ip che funziona a self service, hanno preso la pompa della benzina e cosparso l’auto di carburante. Come in un’esecuzione di mafia. Dentro l’auto, un sette posti, c’erano cinque persone: quattro lavoratori afgani e uno pakistano. Da giorni lamentavano di non aver ricevuto la paga e i due “kapò”, protetti e ispirati dai boss locali, hanno bloccato a chiave le portiere, e poi le hanno spinte dall’esterno, per aver certezza che i passeggeri non potessero uscire.
L’uomo vestito in pantaloni e camicia bianca ha aperto il portellone posteriore e ha lanciato all’interno un accendino, l’altro, tutto in nero, ha tenuto le portiere mentre l’auto iniziava a muoversi sotto gli scossoni di cinque persone aggredite dalle fiamme. Quarantadue secondi e i due scappano, raggiungendo, probabilmente, un’auto in attesa vicina, ma non si accorgono di due cose: la telecamera del benzinaio puntata proprio su quel rifornimento, che mostrerà la scena frontalmente, e del portellone posteriore lasciato aperto. Da lì riuscirà ad uscire Taj Mohammed Alamyar, e a scampare alla morte.
Il punto di Corrado Zunino