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C'è ancora un po' di luce naturale che, nella prima caverna a oltre cinquanta metri di profondità, aiuta i subacquei ad avanzare. I tre speleo-sub finlandesi Sami Paakkarinen, Jenni Westerlund e Patrik Grönqvist comunicano fra loro mentre pinneggiano con cautela per non sollevare la sabbia: poco dopo inizierà il buio e arriveranno in quel maledetto corridoio dove, nella seconda grotta, sono stati recuperati i corpi degli italiani morti alle Maldive. Dan Europe, l'associazione che ha inviato gli esperti finlandesi, ha reso pubblici i primi filmati girati dagli esperti sub durante il recupero delle salme. Nelle immagini si notano i tre speleo-sub avanzare a oltre 50 metri di profondità nella prima parte della grotta al largo di Alimathà: indossano sistemi rebreather per poter stare sott'acqua anche 4 ore, potenti impianti di illuminazione e scooter subacquei per muoversi più velocemente. Come hanno ribadito più volte i soccorritori, quella grotta non era mappata ed era particolarmente complessa da affrontare, soprattutto nella seconda parte, senza una attrezzatura idonea.