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Il giovane afgano sopravvissuto al rogo alla pompa di benzina di Amendolara, Taj Mohammad Alamyar, ha lottato con l’aguzzino che stava lanciando un accendino dentro il minivan con cinque persone all’interno. “È riuscito a prevalere, si è buttato fuori dal portellone e si è spento le fiamme che aveva sulle braccia”, ha spiegato il capo della squadra mobile di Cosenza, Gianni Albano, all’incontro in questura sui quattro omicidi di lunedì primo giugno all’ora di pranzo.
"È stato un episodio di gravità inaudita sia per oggettività, quattro morti, che per le modalità", si è espresso il procuratore di Castrovillari Alessandro D'Alessio. E ha aggiunto: “Bisogna sfaldare il muro di omertà che si sente in questa terra, la Calabria, ma purtroppo i cittadini non collaborano. Al massimo inviano qualche lettera anonima, che io cestino”.
Nessuna spiegazione sul movente: “Stiamo lavorando sulle parole dette dal sopravvissuto”, non ci pagavano, “e sul tessuto produttivo calabrese e lucano”. Si è scoperto che pochi minuti prima del rogo, un carabiniere forestale che stava raggiungendo il posto di lavoro, aveva intercettato il monovolume scuro sulla Statale jonica e aveva notato che dall’interno urlavano e lanciavano sacchetti di plastica in strada. Il carabiniere li ha inseguiti, è entrato con loro alla pompa di benzina Ip di Roseto, vicino ad Amendolara, li ha bloccati e redarguiti: “Avete violato il codice della strada”. Quindi, se ne è andato e i due kapò pachistani seduti davanti, uno alla guida, hanno dato fuoco al mezzo.
L’articolo completo del nostro inviato Corrado Zunino su Repubblica