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Si vive e si muore per tre euro l’ora, nell’Italia degli schiavi. Si campa a botte e umiliazioni: “Se non ci svegliavamo alle tre del mattino per partire per i campi ci svegliavano a calci”, racconta Singh Avtar. Quattordici in una stanzetta, senza servizi igienici, costretti a lavarsi con il tubo dell’acqua fredda per l’irrigazione, minacciati di morte se soltanto avessero aperto bocca. Pagati nulla.
Vivevano così i quattro ragazzi morti ad Amendolara. Vivono così i nuovi schiavi d’Italia, gli indiani raccolti da tutta Italia e portati tra Basilicata, Calabria e Puglia, nella piana delle fragole e degli agrumi. Hanno parlato per la prima volta con i carabinieri in un’inchiesta della procura di Matera che ha già portato a quattro arresti. E ora – nell’indagine coordinata dal procuratore Alessio Coccioli – punta anche al secondo livello, quello dei datori di lavoro italiani. Racconti precisi e duri che Repubblica ha potuto leggere.
L’articolo completo di Giuliano Foschini su Repubblica