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https://www.raiplay.it/programmi/unomattina - Sembra incredibile... ma se si quantifica l'impatto dei prodotti utiliizzati da ciascuna donna per l'igiene mestruale si stima un numero che oscilla tra i 5.000 e 15.000 pezzi. Si tratta di prodotti che entrano ripetutamente in contatto con una delle zone più permeabili e vascolarizzate del corpo umano. Eppure in Europa non esiste ancora nessuna normativa specifica che ne regolamenti la composizione chimica. Peccato che una nuova ricerca scientifica basata su oltre vent'anni di letteratura scientifica internazionale, ha identificato nei prodotti mestruali una serie di sostanze chimiche come residui di pesticidi, incluso il glifosato, derivante dalla coltivazione intensiva del cotone, e di metalli pesanti come piombo, arsenico, cadmio e mercurio. Il tema non riguarda solo la salute umana, ma anche l'impatto ambientale perché oltre l'80% di tamponi e assorbenti finisce in discarica, dove i loro componenti plastici possono persistere per secoli. Si tratta dunque di una questione ambientale collettiva con ricadute sulle emissioni di gas serra e sull'inquinamento degli ecosistemi marini.