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Per ucciderli non è bastato il fuoco. Chi li ha assaliti in pieno giorno ha atteso che le fiamme riempissero l’abitacolo e ha bloccato le portiere del minivan perché nessuno potesse scappare. È un dettaglio che resta addosso più delle immagini dei corpi carbonizzati trovati davanti a una pompa di benzina sulla statale 106 Jonica, nel Cosentino. Perché racconta una volontà precisa: non eliminare quattro uomini, ma far sapere agli altri come finiscono certi uomini.
È da qui che bisogna partire per comprendere la strage di Amendolara, la vita che quei quattro uomini conducevano prima di morire: braccianti stranieri nelle campagne della Calabria. Lavoratori invisibili in una terra che da decenni conosce il linguaggio dello sfruttamento agricolo, della paura e del ricatto. Qui il punto finale non riguarda soltanto chi ha acceso il fuoco. Riguarda chi ha costruito il mondo nel quale quel fuoco è diventato possibile.
Il commento di Lirio Abbate su Repubblica