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Vladimir Putin afferma di essere pronto alla pace con l’Ucraina sulla base di non meglio specificati “compromessi” da lui discussi con Donald Trump lo scorso agosto in Alaska. In una conversazione con le agenzie di stampa a San Pietroburgo, a margine della “Davos russa”, il capo del Cremlino aggiunge che il presidente Usa gli avrebbe chiesto di fare “concessioni” e di essere disposto a farle, “se Kiev fa altrettanto”. Ma ribadisce che il totale controllo di Mosca sul Donbass, incluse le aree ancora in mano alle forze ucraine, è una condizione (già rigettata da Kiev e Ue) irrinunciabile.
In parallelo, anche Volodymyr Zelensky lancia una proposta di negoziato, da parte sua l’ennesima. “Gli Stati Uniti sono distratti dal conflitto in Iran”, scrive il leader ucraino in una lettera aperta a Putin. “Trattiamo fra di noi, direttamente. Includendo l’Europa e l’America come garanti. Approviamo un cessate il fuoco a partire dall’odierna linea del fronte e manteniamolo per tutta la durata del negoziato, come hanno fatto Washington e Teheran per la guerra nel Golfo”. Zelensky rammenta a Putin che quando diventò presidente, “26 anni fa”, molti ucraini lo guardavano con fiducia per le relazioni fra i due Paesi, “mentre oggi hanno più fiducia nei droni che hanno colpito San Pietroburgo”.
L’articolo completo di Enrico Franceschini su Repubblica