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Una vicenda drammatica e che per molti è l'esempio di razzismo al contrario, nei confronti dei bianchi. Tanto che da ieri sera, 1 giugno, online è virale la frase “White Lives Matter”, ossia anche “le vite dei bianchi contano”, speculare al movimento “Black Lives Matter” nato dopo il brutale omicidio di George Floyd da parte della polizia di Minneapolis il 25 maggio 2020. Anche Henry Nowak, ragazzo inglese di 18 anni, bianco, ha detto più volte agli agenti “non respiro”, “I can’t breath”, prima di spirare sotto la loro custodia. Il padre di Henry, Mark Nowak, è durissimo: “È vergognoso e inaccettabile”.
I fatti, dall’inizio. È la notte del 3 dicembre 2025 ed Henry Nowak sta tornando a casa a Southampton, nel sud dell’Inghilterra, dopo aver passato una serata con gli amici. A un certo punto, Nowak viene affrontato da un coetaneo sikh, Vikcrum Digwa, di 23 anni, un fanatico delle armi che lui porta apertamente in giro “perché ammesse dalla mia religione”. E che, con la complicità del fratello e un amico, lo accoltella mortalmente senza motivo in strada, sferrandogli almeno cinque colpi fatali con la sua lama lunga 21 centimetri. Digwa e suo fratello chiamano la polizia, millantando il falso: “Venite, io e i miei amici siamo stati aggrediti da un razzista che voleva farci del male, ci siamo dovuti difendere”. Gli agenti arrivano e il video pubblicato ieri dalla Hampshire & Isle of Wight Constabulary, registrato dalle mini-telecamere delle divise dei poliziotti, è agghiacciante: Nowak è riverso a terra, sanguinante, in fin di vita, dice di esser stato accoltellato, con la voce oramai fioca implora: “Non respiro”.
L’articolo completo del nostro corrispondente Antonello Guerrera su Repubblica
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